I quaderni del 1943

59. 16 luglio


Dice Gesù:

«Lo senti come fanno male la ingratitudine e il disamore? Oh! nessuna tortura fisica è pari a queste! E pensa che per te sono poche persone ma per Me furono e sono moltitudini.

Dare affetto e ricevere indifferenza e astio, dare opere e vedersele respinte, supera in potenza i colpi dei flagelli e il penetrare delle spine. Queste sono cose che colpiscono solo la carne, ma indifferenza, ingratitudine, astio colpiscono l’anima, scrollano lo spirito.

È perché so che ti sto così vicino e ti conforto della mia Presenza. Non voglio che il tuo spirito rimanga turbato. L’urto lo riceve. È inevitabile. Ma la mia Presenza rimette subito l’equilibrio.

Non guardare le creature: guarda Me. Non pensare alle creature altro che per provvedere alla loro poverissima anima. Pensa a Me. Non amare le creature per la loro persona: ama in loro Me. Così troverai in loro ciò che merita d’essere amato.

Maria: è l’ora delle tenebre. Le cose si compiono come in sogno te le ho mostrate. Non è arrivato fin troppo presto il momento della sicura conoscenza? Prega con tutta te stessa, perché il momento è tremendo per se stesso e per le conseguenze.

Se le persone sapessero riflettere, si sforzerebbero ad essere buone per piegare la Bontà in loro favore. Invece è sempre la stessa parola che devo dire: l’egoismo le domina. Perciò preghiere, sacramenti e sacramentali, resi impuri dall’egoismo, non hanno potere contro Lucifero che sconvolge il mondo.»

16 luglio, sera

Dice Gesù:

«A chi verrà a Me, sorgente di vita, Io darò la vita eterna. Sarò in lui come uno zampillo che non muore in eterno e che col suo essere lava e feconda. Ma a coloro che sanno venire a Me con vero e generoso amore Io non darò solo la vita eterna, né sarò soltanto fonte di vita eterna. Ma sarò sorgente di perpetua dolcezza.

Il vero, generoso amore lo possiedono quelli che non si curano altro che dei miei interessi e che non staccano il loro sguardo spirituale da Me. Questi mi possederanno non soltanto come Datore di salvezza, ma come oceano di beatitudine.

Io mi affliggo che il mondo non sappia amare e darsi a questo amore che lo farebbe beato, perché so quanto perde il mondo non conoscendo l’amore. Esso, l’amore perfetto del vostro Uno e Trino Iddio, sta, non inoperoso poiché l’amore di Dio è sempre attivo, ma dispregiato dal mondo.

Come poveri dementi che non sanno distinguere le cose, gli uomini non vedono questo Tesoro che è lì per loro, che attende d’essere effuso su loro, questo Tesoro che giace inerte poiché loro non lo vogliono e, se si potessero applicare alla perfezione di Dio effetti e reazioni umane, dovrei dire: e che opprime il nostro Cuore col suo peso che aumenta d’ora in ora. Ti spiegherò come. Ma la nostra Perfetta Trinità esula dalle forme umane. Solo Io, l’Uomo-Dio, ho un Cuore simile al vostro: un cuore di uomo perfezionato, dalla mia Natura divina, ad essere Cuore di Uo­mo-Dio. E questo Cuore è dilatato fino all’ambascia dal­l’a­more che lo riempie e a cui il mondo non attinge.

Ecco allora che il mio amore di Uomo-Dio si riversa come oceano di gioia e sorgente di dolcezza nei cuori che mi sanno amare non per un interesse troppo intriso di umano, ma per un amor vero in cui ogni palpito ha uno scopo: fare il mio interesse.

Disposàti all’interesse del loro Gesù, ossia alla sua gloria che è, in fondo, la gloria vostra - poiché la gloria di Dio si innimba della gloria delle anime ascese alla gloria - essi è giusto che gustino, sino dalla Terra, il sapore del loro Dio. Ed Io effondo le mie onde di dolcezza su di essi, con tutto l’amore del mio Cuore.

Vieni. Ogni amarezza si annulla per colei che beve alla fonte del mio Amore.»