I quaderni del 1944

25. 30 gennaio


Quanto è stato la mia dolcezza di oggi.

Lavoravo a quel merletto che lei sa e ascoltavo della musica in compagnia dei familiari. Ero perciò distratta da cose comuni. Quando d’improvviso la visione mi astrasse dandomi altro volto che, per fortuna, solo Paola comprese. Sono rimasta con quella gioia per tutto il pomeriggio sino al momento del collasso solito, venuto più presto del solito, perché quando “vedo” così1 le mie forze fisiche e specie cardiache hanno una grande dispersione, che non mi cruccia perché è compensata da tanta gioia spirituale.

[Segue il capitolo 185 dell’opera L’EVANGELO]

Peccato che lei oggi non sia venuto. Avrebbe visto un viso di beatitudine ed io avrei potuto sapere in che muto, perché Paola dice che se ne accorge nonostante io continui a lavorare anzi più velocemente che mai, ma non sa spiegare di più… Almeno mi saprei regolare e all’occorrenza fare come Mosè2: mettermi un velo sul volto.



1 quando “vedo” così…: espressione che sarà ripresa e spiegata nel “dettato” del 3 febbraio.
2 come Mosè in Esodo 34, 29-35.