I quaderni del 1944

51. 8 marzo


[Precedono il capitolo 16 e i brani 8-15 del capitolo 17 dell’opera L’E­VANGELO. L’inizio del brano 16 del medesimo capitolo 17 ripete le tre righe introduttive che seguono qui]

Dice Gesù:

«La parola della Madre mia1 dovrebbe sperdere ogni titubanza di pensiero anche nei più inceppati nelle formule.

E ce ne sono tanti! Essi vogliono ragionare nelle cose divine col loro metro umano e pretenderebbero che anche Dio ragionasse così. Ma è così bello invece pensare che Dio ragiona in maniera sovranamente e infinitamente più eletta dell’uomo. E sarebbe così bello e utile che vi sforzaste a ragionare non secondo l’umanità ma lo spirito e seguire Dio. Non rimanere ancorati là dove il vostro pensiero si è ancorato. È superbia anche questa, perché presuppone la perfezione in una mente umana. Mentre di perfetto non c’è che il Pensiero divino il quale può, se vuole e crede sia utile farlo, scendere e divenire Parola nella mente e sulle labbra di una sua creatura che il mondo sprezza perché ai suoi occhi è ignorante, meschina, ottusa, infantile.

La Sapienza ama, a disorientare la superbia della mente, effondersi proprio su questi rifiuti del mondo, i quali non hanno dottrina loro propria e neanche coltura di dottrina acquisita, ma sono tutti solo nell’amore e nella purezza, grandi nella buona volontà di servire Iddio facendolo conoscere ed amare dopo aver meritato di conoscerlo amandolo con tutte le loro forze. Osservate, uomini. A Fatima, a Lourdes, a Guadalupe, a Caravaggio, alla Salette, dovunque vi sono state apparizioni vere e sante, i veggenti, i vocati a vederle sono povere creature che per età, per coltura, per condizione, sono fra le più umili della Terra. A questi ignoti, a questi “nulla” si rivela la Grazia e ne fa i suoi araldi.

Che devono fare allora gli uomini? Chinarsi come il pubblicano2 e dire: “Signore, io ero troppo peccatore per meritare di conoscerti. Sii benedetto per la tua bontà che mi consola attraverso il tramite di queste creature e mi dà un’àncora celeste, una guida, un ammaestramento, una salvezza”. Non dire: “Ma no! Ubbie! Eresie! Non è possibile!”. Come non è possibile? Che uno deficiente divenga un dotto nella scienza di Dio? E perché non è possibile? Non ho risuscitato i morti, guarito i pazzi, curato gli epilettici, aperto la bocca ai muti, gli occhi ai ciechi, l’udito ai sordi, l’intelligenza agli scemi, nello stesso modo come ho cacciato i demoni, ho comandato ai pesci di gettarsi nella rete, ai pani di moltiplicarsi, all’acqua di divenire vino, alla tempesta di calmarsi, all’onda di divenire solida come pavimento? Cosa è impossibile a Dio?

Anche prima che Dio – il Cristo, Figlio di Dio – fosse fra voi, non ha operato Dio il miracolo per mezzo dei suoi servi che agivano in suo nome? Non si sono rese feconde le viscere sterili di Sarai di Abramo perché divenisse Sara e partorisse in vecchiaia Isacco destinato ad esser colui col quale Io avrei stretto il patto? Non si sono mutate in sangue le acque del Nilo ed empite di animali immondi per il comando di Mosè? E sempre per la sua parola non son morti di peste gli animali e cadute per ulceri le carni degli uomini, e falciate, spezzate come per tramoggia, le biade per la grandine feroce, e spogliati gli alberi per le locuste, e spenta per tre giorni la luce, e percossi i primogeniti con la morte, e aperto il mare al passaggio di Israele, e addolcite le amare acque, e venuta abbondanza di quaglie e di manna, e scaturita l’acqua dalla roccia arida? E Giosuè non ha fermato il corso del sole ? E il fanciullo Davide atterrato il gigante? E Elia moltiplicato la farina e l’olio e risuscitato il figlio della vedova di Sarepta? E non è scesa al suo comando la pioggia sulla terra assetata e fuoco dal cielo sull’olocausto? E il Nuovo Testamento non è una selva fiorita di cui ogni fiore è un miracolo? Chi è il padrone del miracolo? Che è dunque impossibile a Dio? Chi come Dio?

Curvate la fronte e adorate. E se – dato che i tempi divengono maturi per la gran messe3, e tutto si deve conoscere prima che l’uomo cessi d’essere, tutto: e delle profezie dopo Cristo e di quelle avanti Cristo e del simbolismo biblico che ha inizio sin dalle prime parole della Genesi – e se Io vi istruisco su un punto sinora inspiegato, accogliete il dono e traetene frutto e non condanna. Non fate come i giudei del mio tempo mortale, che vollero chiudere il cuore alle mie istruzioni e, non potendomi eguagliare nel comprendere i misteri e le verità soprannaturali, mi chiamavano ossesso e bestemmiatore.»

[Prosegue con i restanti brani 16-21 del capitolo 17 dell’opera L’E­VAN­GELO. Della stessa opera seguono, con date del 10 e 11 marzo, i brani 36-42 del capitolo 604 e l’intero capitolo 230]



1 La parola della Madre mia, poiché precede un “dettato” di Maria Ss., che è stato inserito nel capitolo 17 dell’opera maggiore.
2 il pubblicano della parabola riferita in Luca 18, 9-14.
3 gran messe, secondo la parabola riferita e spiegata in Matteo 13, 24-30.36-43. Tralasciando di rimandare al Vangelo per i miracoli sopra citati in modo generico, rinviamo ai libri dell’Antico Testamento per gli altri episodi pure ricordati: Genesi 17, 15-21; Esodo 7-11; 12, 29-34; 14, 15-31; 15, 22-27; 16; 17, 1-7; Giosuè 10, 12-14; 1 Samuele 17; 1 Re 17, 7-24; 18, 20-46.