I quaderni del 1944

73. 27 aprile


Le sofferenze fisiche, morali, spirituali si accumulano, e così le insofferenze. Tutto mi fa soffrire. Anche la vista di un fiore, prima tanto amati, ora mi è indifferente, anzi mi è cagione di pianto. Non voglio nulla poiché non ho Dio. Rileggo1 Suor M. Gabriella e più che mai me ne sento uguale nel dolore. Il clima, l’aria, la luce, l’acqua, tutto mi è nocivo. I piccoli avvenimenti, conseguenza del crudele sfollamento, acutizzano il mio soffrire. Piango tutto il giorno fino ad essere esausta. Sento gli altri ridere e scherzare. Li vedo stare lontani senza pietà. Gli altri: i familiari, voglio dire. Perché estranei non ne desidero. Si avvera quanto prevedevo. Confinata quassù, sono una dimenticata. Tanto volentieri dimenticata ora che non sono più quella che ospita e consola, ma sono colei che deve badare a sé ed essere consolata. E Dio non viene. Prego come dice il Padre. Ma Dio non viene. Mi fa impazzire di dolore. Eppure, sebbene in queste condizioni, rinnovo l’offerta di me per i soliti scopi: Pace, Regno di Gesù, ecc. ecc., mettendo per unica riserva questa: “farmi tornare a casa mia”. Anche Suor Gabriella aveva messo una riserva, ed era creatura angelica. Posso metterla io pure. Non si deve pretendere l’impossibile da un’anima di uomo. E chi predica il dono totale senza riserve sono proprio quelli che per se stessi non sanno offrire neppure uno sgraffio.



1 Rileggo la biografia di suor M. Gabriella (1914-1939), trappista di Grottaferrata, offertasi a Dio per l’unità dei cristiani, già ricordata il 10 maggio 1943.