I quaderni del 1944
76. 30 aprile
Giornata desolante di dolore. La Comunione mi lascia arida come una pietra e più che mai senza conforto. Il Cielo è chiuso. Piango sulla mia miseria per tutto il giorno. Dio mi ha abbandonata e gli uomini aumentano l’affanno rivelandosi, in questa circostanza, mordenti, indifferenti, incomprensivi. Ma soprattutto mordenti.
Ieri sera m’era parso che si avvicinasse il Cielo perché vidi, con la vista della mente, la Vergine apparirmi, viva, in alto di un albero che mi sembrò un olmo. Ma fu un attimo. Poi il buio di prima e il silenzio che mi perseguita da 20 giorni. Ma sono io quella che udì tante parole e vide tante cose? Ma ero pazza allora? Ma sono indemoniata ora che non merito più nulla? Non pretendo grazie speciali. Le ho sempre respinte per paura. Ma almeno il conforto dell’unione con Dio di cui fruivo sino al 23-4-19431.
Eppure prego. Senza sentirvi più gioia, ma prego. Quando vedo nello specchio questo campanile2 o ne odo il toccheggiare, adoro la Croce o dico il Regina Coeli. Ma, come un ferito alla gola, l’acqua della preghiera non scende a dissetarmi il cuore. Fugge, nonostante io, morente, mi stringa a questa fonte.
1 sino al 23-4-1943, quando ricevette il primo “dettato” di Gesù. Intende dire di non pretendere le “grazie speciali” delle divine manifestazioni, ma di accontentarsi di poter tornare a quell’unione con Dio di cui già godeva prima del loro inizio. Questo concetto sarà chiarito nello scritto del 15 maggio.
2 campanile, quello della chiesa parrocchiale, che si rifletteva nello specchio dell’armadio della sua camera a Sant’Andrea di Còmpito, dove si trovava sfollata. Dalla casa, in aperta campagna, si vedeva il centro abitato, in posizione più elevata.