I quaderni del 1944
163. 21 agosto
Dice Gesù:
«E vi risponderò con le parole1 dell’apostolo Paolo: “Le membra che sembrano più deboli sono le più necessarie, quelle che stimiamo le più ignobili nel corpo le rivestiamo con più ornamenti, e quelle meno decenti le trattiamo con maggior riguardo, mentre le parti oneste non han bisogno di riguardi. Ora Dio ha disposto il corpo in maniera da dare maggior onore alle membra che non ne avevano”.
Questa “piccola voce” credete forse che si reputi qualcosa di grande? Se l’interrogaste, ella vi risponderebbe: “Io sono il membro più debole e ignobile del Corpo di Cristo”. Questo vi risponderebbe con vera sincerità. Ma voi non le credereste perché ognuno misura col suo metro. E voi, che non avete umiltà né sincerità e dite: “Io sono cattivo” per sentirvi dire: “Ma no, voi siete tanto buono”, e lo pensate questo di voi, superlativamente – e se uno è tanto sincero che conoscendovi poco buoni o niente buoni tace, per carità, ma non vi loda, per sincerità, voi montate in ira contro costui e lo odiate perché non vi ha lodato – ma voi non potete credere che costei sia sincera.
Ma Io, Io che leggo nel suo pensiero e vedo l’interno del suo cuore, Io so se ella pensa, o non pensa, di sé così. I colloqui fra quest’anima e il suo Dio quante volte risuonano di rassicuranti parole di questo suo Dio, poiché ella dice: “Ma come puoi aver preso me, Signore, che non valgo nulla, che ho tanto mancato, che manco ancora? ”. E quasi quasi dubita di Me perché le pare impossibile che Io l’abbia scelta a questa missione.
Debole, debolissima si crede. E se la si confronta alla Perfezione è più debole di un capello di neonato. Ignobile si crede. E se la paragoniamo al suo Dio ella è men che un verme nato nella mota. Ma ha una forza sola: un amore totale. Nel suo dare e darsi non pensa mai a sé o all’utile che può venirle da altri. Pensa di piacere a Me solo, ad esser utile a Me solo, divenendo anche odiosa al mondo per questo. È giunta ad odiarsi come carne. Di quel santo odio che Io ho insegnato dicendo2: “Colui che vorrà salvare la sua vita (terrena) la perderà (anche come eterna) e colui che per amor mio la perderà, la troverà”. Santo odio di chi ha compreso la Parola! Per questo amore che supera le sue debolezze Io l’ho scelta.
Un giorno ho preso un bambino e l’ho messo in mezzo ai miei apostoli dandolo a loro per esempio. Perché il bambino ama con tutte le sue capacità e non ha pensieri di orgoglio, il piccolo bambino, il pargolo, perché il seme di Satana dà per prima spiga la superbia ed essa fiorisce quando il seme ha appena alzato lo stelo dall’alvo materno, e poi mette la seconda spiga del senso, terza quella della potenza sia di potere che di denaro. Ma la prima è sempre la superbia, e germoglia da labbra che appena hanno dimenticato il dolce del latte materno. Come pargoli, come pargoli voglio i miei discepoli per dare a loro le parole di vita. Come era bello vederli venire a Me con le manine piene di fiori e dirmi: “Tieni” e scappare ridendo per tornare da capo con altri fioretti, per un gioco d’amore, fiduciosi, sinceri, affettuosi…
I pargoli Io li voglio nel mondo per santificare il mondo. E posto che l’innocenza che passa e vive fra voi non vale a farvi più buoni – lo dovrebbe perché l’innocente è un essere del Cielo, un essere che emana purezza e pace, che parla, senza parlare, del Dio che lo fece, che impone, senza parlare, rispetto a ciò che è di Dio, che implora pietà e amore alla sua puerizia che non va contaminata, alla sua debolezza che va amata, fiore del prossimo vostro come è fiore il malato e il dolente, fiore candido il primo, rosso e viola i due altri, fiori che dovreste prediligere fra tutto il prossimo che va amato – posto che l’innocenza dei bambini d’anni non basta, Io creo gli infanti spirituali, coloro che, infusi di una scienza che voi non avete, sono umili, semplici, fiduciosi e schietti come dei pueri che fanno sorridendo i loro primi passi e sanno, questo lo sanno, che senza la mamma cadrebbero e non la lasciano mai.
Anche questi, anche questa non mi lascia mai. Ecco perché a lei, e a quelli come lei, membra deboli – vi paiono tali – membra ignobili – vi paiono tali – viene dato ciò che non viene dato a voi.
Nel mistico Corpo sono proprio queste membra, sprezzate dal mondo dei superbi, quelle che più fanno. Un dito non è il cervello. Ma senza dita che fareste? Non potreste compiere neppure gli atti più comuni e umili della vita, sareste come neonato fra le fasce che neppur può prendere il capezzolo e trarne cibo se la madre non glielo pone fra le labbra. Sareste, anche se dottissimi e intelligentissimi, incapaci di eternare sulla carta il pensiero del vostro cervello.
Così questa. È un dito… Ma a questa piccola parte Io ho dato missione di richiamarvi e indicarvi alla Luce e la Luce. La Luce che vuole riaccendervi, o lampade fumiganti sotto vapori di razionalismo, o spente per molte cause che vanno dal disamore al denaro, dal denaro al senso, dal senso all’anticarità.
Giù, in ginocchio. Non davanti alla “piccola voce”. Ma alla Parola che parla. La “piccola voce” ripete le sue parole. Strumento del suo Dio. Adorate il Signore che parla. Il Signore. La “piccola voce” è anonima. Io la voglio oscura al mondo. Dopo sarà nota. Ora non è che “voce”. È colei che porta la mia Voce. Il suo onore è il suo martirio perché ogni elezione di Dio è crocifissione dell’essere.
Non vi chiedo neppure di amarla. A questo basto Io, ed ella non chiede altro. Ma voglio che la lasciate in pace, col rispetto che si deve avere per cosa usata da Dio.»
[Seguono, sotto la stessa data del 21 agosto, i brani 8-10 del capitolo 298 dell’opera L’EVANGELO. Su un quaderno “tutto nuovo” è stato scritto, in data 22 agosto, il primo brano del capitolo 1 della stessa opera, seguìto dalla trascrizione dei restanti brani scritti il giorno 16 e seguìto ancora, sempre con data del 22 agosto, dal capitolo 2 dell’opera medesima]
1 parole che sono in 1 Corinzi 12, 22-24.
2 dicendo, come è riportato in Matteo 10, 39; 16, 25; Marco 8, 35; Luca 9, 24; 17, 33; Giovanni 12, 25. L’episodio, citato più sotto, del bambino proposto come esempio, si trova in Matteo 18, 1-4; Marco 9, 33-37; Luca 9, 46-48.