I quaderni del 1944
167. 29 agosto
Ricevo una lettera di P. Migliorini dentro una di P. Pennoni1 e vedo che le mie angosce non erano infondate. Ne ho consolazione e pena. Quando finirà questa agonia?
Mi viene detto: “Vedi che è stato bene non essere a Camaiore? Se eri là…”. Ma rispondo: “Morire stilla a stilla con sofferenze quali io ho qui per clima, e acqua, e cibo, ecc. ecc., e per desolazione per la mancanza di quello che con la sua parola è la mia pace dopo Gesù, non è peggio che morire in una sola volta?”.
Come si vede che non è capita la mia tragedia più vera! La nostalgia di un ambiente e di una vicinanza, ultranecessari al mio caso speciale, mi consuma più della febbre, ma si dice: “È stato bene non esser là”. Per me è male. Sono soggetta ad un logoramento triplo, decuplo di quanto avrei avuto là, per la lontananza da casa e per la fatica della mia missione. Ma ancora e sempre non si capisce in pieno il mio caso.
Credo comprendere quale è il 4° voto di P. Pennoni. È quello di cui vi è maggior necessità nel mondo, che non sarà reso alla quiete – non parlo neppure di gioia, dico solo quiete – con l’odio e l’intransigenza, ma col sacrificio di molti, perché gli altri infiniti imparino a guardare l’amore. Guardare sarebbe già qualcosa… e ora non sanno fare neppure questo.
Ricordo una lontana visione invernale2 della Madonna vestita a lutto che scansa fiori sporchi e ne coglie di spezzati e mi dice: “Sono anime sacerdotali martiri o colpevoli di eresie politiche e umane”. Le due lettere ricevute parlano di persecuzioni ai sacerdoti buoni e di assenteismo colpevole di sacerdoti spenti nella loro fiamma, prima tappa verso l’eresia sacerdotale. E dentro mi suonano tutte le parole di Gesù ai sacerdoti…
Nella notte, ecco, risento le campane a morto. Sono le ore 1,30, sono seduta sul letto e dico la corona delle sette allegrezze3 di Maria. Ben sveglia e con 37,5, temperatura perciò che non può darmi delirio essendo la più bassa che io ho. Ma le campane ci sono, le sento a sinistra, ben nette e distinte nei loro tocchi funebri, ripetuti per tre volte.
Che vorranno dirmi? La mia morte? Non ne ho altro ribrezzo che questo: morire qui e senza il mio Padre spirituale.
[Nello stesso giorno è stato scritto, sul quaderno “tutto nuovo”, il capitolo 7 dell’opera L’EVANGELO, seguìto, con date del 30 e 31 agosto e del 2 settembre, dai capitoli 8, 9 e 10 della stessa opera]
1 P. Pennoni è P. Pietro M. Pennoni, anch’egli dei Servi di Maria (ma in seguito uscirà dall’Ordine) del Convento di Viareggio, il cui Priore era Padre Migliorini. Il successivo accenno a Camaiore rimarca il dolore della scrittrice per non esserle stato concesso di andare come sfollata a Camaiore anziché a Sant’Andrea di Còmpito. La nostra nota sullo sfollamento è al 24 aprile.
2 lontana visione invernale, del 17 dicembre 1943.
3 sette allegrezze, illustrate nel “dettato” di Maria Ss. del 13 maggio.