I quaderni del 1944

209. 2 dicembre


È venuto P. Pennoni ed è andato via or ora.

Gesù, a mie particolari riflessioni in merito, mi dice con un bel sorriso:

«Lo vedi che ho ragione Io? Maria mia, le anime sono più arruffate e piene di elementi in antitesi di una matassa caduta nelle zampe di un cucciolo che la spettina e strappa. Bisogna levare, con pazienza e carità, tutti i detriti raccolti dal suolo, poi tutti gli inutili e laceri pezzi di filato, per poterla dipanare e usare. Qualcosa se ne perde. Ma sempre poco. Mentre, se si dicesse: “Oh! è troppo complicato lavoro!” e la si buttasse via, si perderebbe tutto.

Lo so che a certi caratteri altri caratteri portano urto e sfregamento. Ma, e la carità? E quell’elemento di cui ti ho fatto il nome, non lo ricordi? Pensa, pensa, pensa che è desso quello che, come per improvvisi deliri o momentanee ipnotizzazioni, porta gli uomini ad atti che sono dolori per altri uomini.

Tu lo vedi. È un ragazzo. Io ti chiedo di tuffarlo, fino a spro­fondarvelo, nel tuo mondo, che è il mio, perché se ne imbeva e ne emerga uomo e nuovo, nuovo e sacerdote, così come Io li voglio i miei sacerdoti.

Va’ in pace. Ti benedico.»