I quaderni del 1945-1950
186. 28 ottobre 1947
La gioia soprannaturale, la gioia che non si può descrivere, che per poco uccide se Tu non comunicassi insieme al dono una forza soprannaturale atta a sopportare questa immensa gioia, dell’averti in grembo, fra i lini, come ti ebbe Maria nella Grotta di Betlem vagente Neonato… E la compassione, che è ancora estasi sebbene satura di dolore e di lacrime, di averti sul grembo, morto, nella tua dolorosa effigie di Immolato, come ti ebbe tua Madre ai piedi della Croce…
Grazie, Signore. Io non sono degna di questi divini favori…
Il tepore del tuo roseo Corpicino di Neonato mi è andato al cuore. Caro il mio Gesù Infante! Baciarti sulle carni tenerelle, sulle manine annaspanti, sui piedini così piccoli e rosei, sugli occhietti e la bocchina piccini piccini, innocenti, oh! come innocenti! E il ghiaccio del tuo Corpo pesante di morte, rosso di sangue, livido di percosse, e non saper dove baciarti per non urtare in una tua ferita, o lividura, e piangere solo su Te… Anche questo gelo del tuo Corpo spento mi è andato al cuore… Le hai sentite le fiamme del mio compassionevole amore che avrebbero voluto dar calore al tuo Corpo gelato?