I quaderni del 1945-1950
198. 8 dicembre 1947
Sera
Mi rammaricavo di non poter vedere passare Maria Ss. Immacolata, portata in processione… Sono queste privazioni a prender parte ai riti della Chiesa che mi fanno sentire il peso della mia infermità… Sono 15 anni, fra 10 giorni, che non metto più piede per le vie, che non vado più in chiesa, che non vedo cerimonie… Dal balcone Marta può vedere qualcosa, io niente… Sola nel mio letto mi rammaricavo così fra me, mentre sentivo avvicinarsi i cori delle voci inneggianti a Maria Ss…
E Maria Ss. viene a me: viva, vera, come a Lourdes… Una delle estasi più forti che io abbia avuto, e più complete. Il mondo totalmente abolito intorno a me. Maria sola da Maria sola… Ho avuto ben più che il veder passare una statua…
Sono tornata alla… – come dire? – alla conoscenza di ciò che è mondo, dirò, dopo circa un’ora, penso, perché quando Ella venne ancora era luce di giorno e quando mi lasciò era buio fitto. E mi trovai col volto bagnato di pianto. Non mi sono accorta di piangere di gioia mentre la pregavo per la Chiesa, il S. Padre, l’Italia, l’Ordine dei S. di M., il Clero tutto, e le persone a me più care, né mentre venerandola e contemplandola dicevo le 15 poste del Rosario davanti a Lei così bella, così dolce, così luminosa, così beata… Ma è pianto di gioia… e non fa male. È sfogo del cuore che si liquefa di gioia in queste ore di contemplazione e di dono celeste…
Come era bella! Come era bella! Cosa mi ha lasciato nel cuore di gioia, di pace!… Che ne sia benedetta! E con Lei il suo Ss. Figlio che mi concede questi balsami in tanto mio soffrire.