I quaderni del 1945-1950
219. 13-14-15 maggio 1949
La Madonna (sempre quella di Fatima per la posizione, alta sull’elce, ma diversa perché ha un manto grigio cenere, quasi di penitenza, e ha in mano un libro pure coperto in grigio cenere) guarda con volto di dolore sempre verso oriente, ma verso terra.
Il primo e secondo giorno non le chiedo nulla. Ma il terzo sì.
Mi risponde: “Guardo ad una prigione, in una cella d’Ungheria. Guardo un servo di mio Figlio e prego per lui… Ma mi è meno afflizione guardare il tribolato che l’aver presente, anche senza guardarli, altri cuori di consacrati che non sono tribolati altro che dalla loro mala volontà… Per essi pure prego, ma… quanto mi costa! Come le parole1 dette all’Apostolo traditore la mattina del Venerdì. Le mie ultime e inutili parole all’impenitente… Porto veste di penitenza per questo. Mettono il lutto alla Madre, credilo… E tengo questa fra le mani (accenna il libro) per detergerla dalla polvere loro che l’ha fatta grigia così”, e piange.
1 parole, che si leggono nell’opera “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, brano 10 del capitolo 605.