I quaderni del 1945-1950
222. 25 maggio 1949
Sera
Gesù viene e mi attira sul suo petto coprendomi tutta col suo manto bianco, mi sostiene col braccio sinistro e tiene la destra sulla mia testa. Mi consola. Mi vuole consolare. Ma la sua stessa straordinaria tenerezza mi fa salire il pianto agli occhi… perché sento che se Gesù fa così è perché Lui sa che nuove croci mi stanno fabbricando gli uomini… quelli che io so…
Fino alla fine così! Sempre più dolore! Solo Dio, solo Maria, solo il Cielo ci ama, noi, poveri strumenti loro. Ma gli altri riescono ad infondere fiele e aceto anche nelle dolcezze che il Cielo ci dà…
Può essere tanta gioia e tanta pena insieme in un cuore? Eppure ci sono. Sembrano due correnti che si urtino in un golfo sollevando marosi. E l’anima è in mezzo, sollevata, abbattuta, verso il cielo, verso l’abisso, dalla beatitudine al tormento…
Un martirio che spossa più di una malattia, e che dovrebbero provare tutti per capirlo, e specie quelli che con noi strumenti sono così severi, anche più che severi… mentre dovrebbero aiutarci con la loro carità…