I quaderni del 1945-1950

236. 6 gennaio 1950


Dice lo Spirito Santo:
«Scrivi. E sia risposta alle stolte deduzioni di alcuni. Risposta il lungo silenzio1 (18 mesi) e risposta la nuova parola.
Risposta il lungo silenzio, risposta che dice ai tuoi calunniatori che in te non c’è volontà di scrivere o di non scrivere, ma solo volontà di ubbidienza a Dio. Se Egli parla, tu scrivi. Se Egli tace, tu non scrivi. Perché tu non sei simulatrice di cose straordinarie. Perché tu non sei una folle che scambia per parole soprannaturali e soprannaturali visioni le parole e le visioni date dal delirio. Tu sei lo strumento, il portavoce. E uno strumento è inerte sino a che l’artefice non lo prende fra le mani per fargli compiere un lavoro. E un portavoce non ha voce sinché la Voce non lo empie di Sé perché egli la espanda sul mondo. Questo tu sei, e non altro.
Ed è risposta, dopo il lungo silenzio, la nuova parola, per dire la verità ai ciechi dagli occhi coperti dalle scaglie della loro carnalità, i quali vedono come vede il loro pensiero non buono, non già come è realtà, perché sono ciechi. Vedono l’esterno, e non sanno ciò che avviene fra lo Spirito divino e lo spirito del servo di Dio. Vedono l’apparente silenzio, ma non possono penetrare i motivi divini di quel silenzio, perché l’uomo carnale non può penetrare con la sua pesantezza opaca nei misteri della Luce fatta Parola.
Ora Io dico che per rispondere a questi stolti Io parlerò dopo tanto tacere. Ma poiché sono Dio, e Dio è Bontà, non sforzerò te, vittima che ti consumi sempre più. Regolerò la mia Parola alle tue possibilità fisiche, dando così una nuova lezione ai colpevoli contro la carità e la giustizia, e quindi contro Dio, i quali non regolano con la carità e la giustizia le loro azioni verso te, malata, e peccano contro il duplice amore che la Legge antica ed il Verbo Incarnato hanno proclamato2 essere il primo comandamento, senza il quale non possono essere veri, vivi, gli altri, e vane, e false, e spoglie morte, che non han valore per il giudizio di pace e gloria, sono le forme formali, letterali del culto. Perché ciò che è vita divina, ciò che divinizza anche un sorriso e ne fa oggetto di futuro premio, è l’amore. Solo l’amore.
Non senza divino consiglio si fermarono le lezioni al v. 4° dell’8° c. ai Romani, per riprendere al 5° v. dello stesso capo dopo 18 mesi. Sino al 4°, di te che vivi nello spirito si parlava e di chi come te. Dal 5° in poi sino al 7°, di costoro si parla. E con questo punto ha ripresa3 la lezione, giusta per l’ora attuale. Anche un battito di ciglio è regolato dalla Sapienza di Dio.»

[Con date dall’8 gennaio al 1° settembre 1950 seguono, sullo stesso quaderno e continuando su quello successivo, altre diciassette (dalla 27ª alla 43ª) LEZIONI sull’Epistola di Paolo ai Romani]

1 il lungo silenzio riguarda le “Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani”: dall’ultima, che è del giugno 1948, esse riprendono dopo il presente “dettato”.

2 proclamato, in Matteo 22, 34-40; Marco 12, 28-34; Luca 10, 25-28, dove si rimanda a Deuteronomio 6, 4-5 ed a Levitico 19, 18.

3 ha ripresa, cioè ha la sua ripresa.