Autobiografia

1. Introduzione


Quale titolo dare a questa storia vera? Quello di un fiore. Di quale fiore?

Al tempo in cui io sono nata il biancospino spruzza di neve viva le siepi fino allora brulle, ed i suoi fioretti, candidi come piuma perduta da colomba in volo, carezzano le spine rosso-brune dei suoi rami. In certi paesi di Italia chiamano il biancospino selvatico «Spina Christi» e dicono che la corona spinosa del Redentore era fatta di questi suoi rami che, se torturanti per la carne del Salvatore, sono protettori dei nidi che nuovamente s’empiono di pispigli e d’amore.

Ai piedi del biancospino, fiore quaresimale nella veste e cristiano nell’umiltà, odora mite la violetta… Un odore più che un fiore… un lieve e pur penetrante odore, un umile e pur tenace fiore che di tutto si accontenta per vivere e fiorire.

Vorrei chiamare questa vita col nome di uno di questi due fiori e specie della violetta, che vive nell’ombra ma che sa che su lei splende il sole per darle vita e calore. Lo sa, anche se non lo vede; e odora, esalando tutta sé stessa in incenso d’amore, per dirgli «grazie».

Io pure, anche se paio dimenticata dall’eterno Sole, so — e l’anima non dice il suo segreto regale — che Egli, il mio Sole, è su me, e con tutta me stessa esalo il mio cuore a Lui per dirgli: «Grazie di avermi amata!».