Autobiografia

28. Da allegarsi alla mia autobiografia


Alla presenza di Dio, che vede il mio cuore e conosce tutto di me, dichiaro che nel mio Collegio Bianconi, diretto dalle Suore di Carità della Beata Bartolomea Capitanio, io ho fatto i seguenti studi:

I e II anno, ossia dal 4 marzo 1909, giorno di entrata in Collegio, al 10 luglio 1910, scuole interne di cultura generica signorile. 

III anno, dal 10 ottobre a tutto marzo 1911, un tentativo di studi Complementari per poi passare alle Normali, come voleva mia madre. Tentativo fallito per la mia incapacità assoluta nel disegno e altre materie. Allora in 3 mesi i tre corsi tecnici con finale di una magnifica bocciatura in Matematica, Geometria, Computisteria, Disegno e Calligrafia. A ottobre riparo e strappo una licenza tecnica. 

Torno in Collegio il 10 novembre 1911 per frequentare il Corso Perfettivo Signorile, che consisteva in studio delle Letterature italiana, francese, latina, greca, inglese, spagnola, e nello studio della Storia inglese, francese, spagnola, oltre Storia dell’Arte.

Come studi attinenti alla Religione, oltre il Catechismo di Pio X, spiegato per lo più da una suora e qualche volta da Don Francesco Longoni, un principio della Storia della Chiesa e uno della Storia delle Religioni, che però fallì dopo poche lezioni, non so perché. 

Così studiai dal 10 novembre 1911 al 23 febbraio 1913, giorno della mia uscita dal Collegio per tornare in famiglia e stabilirsi a Firenze. Avevo strappato a gran fatica la concessione di rimanere in Collegio sino a quel giorno, perché la mamma mi voleva fuori dal luglio 1912. 

Mia madre aveva ceduto a questo anche per le pressioni del mio professore di italiano Don Cattaneo, il quale, accortosi della mia facilità nel comporre, mi voleva far fare gli studi classici per mandarmi poi alla Facoltà di Lettere. Egli si sentiva di portarmi in tre anni alla licenza liceale. Mamma si oppose concedendo soltanto che io seguissi gli studi letterari per conto mio preparandomi alla «tesina», che allora si poteva ottenere frequentando come uditrice la Facoltà. Tesina che non era valida per l’insegnamento ma che testimoniava della maturità classica dello studente. 

Perciò ho studiato accanitamente per 15 mesi ascoltando quante più lezioni di italiano e latino potevo, e anche seguendo programmi che mi aveva indicato il Professore e soprattutto scrivendo, scrivendo, scrivendo. Temi per me, temi per le compagne, temi da darsi per imitazione alle alunne di classi inferiori, temi di accademia, temi di augurio, lettere per tutti i prelati, ecc. ecc. 

Uscita, con dolore, dal Collegio, nel 1913-14-15 frequentai saltuariamente la Lettura dantesca nel Palagio della Lana e ancor più raramente andai a conferenze al Liceum. 

Università, niente. Mamma reputò inutile questa cosa. 

Venuta la guerra del 15, cessai ogni frequenza, e nel 1917 andai nelle Infermiere volontarie Samaritane, cessando ogni studio, anche del pianoforte. 

Questo riguardo agli studi. 

Circa poi la frequenza a funzioni religiose devo dire, e anche qui Dio vede che non mento, che tolta la S. Messa domenicale mi erano proibite da mamma altre visite alle chiese. La prima Messa alla domenica alle 5 d’estate, alle 6 d’inverno, al massimo alle 7. Mai una Messa cantata, mai un Vespro! Da quando lasciai il Collegio ho sentito le S. Messe solenni nella breve visita che feci nel 1929 alla mia compagna Ferrari di Cremona. 

Prediche? Mai. Quaresimali? Mai. Esercizi? Dal 1912, ultimi S. Esercizi fatti in Collegio, al 1929 qui a Viareggio, perché l’avevo spuntata eccezionalmente, non ne feci mai. 

Riuscita ad entrare in Azione Cattolica Giovanile, mai partecipai a un congresso diocesano o altro. Sempre in casa. Casa. Casa. Casa. Per me non c’era che questo, e se stavo un quarto d’ora di più al Circolo erano rimproveri durissimi. Ho dovuto preparare le lezioni sui piccoli libri di A. C. e sul Sillabario del Cristianesimo e della Morale Cristiana di M.r Olgiati. Non ho avuto altri aiuti umani. Però tutto mi tornava facile perché Gesù mi aiutava soprattutto ad amarlo. E amarlo è capirlo ed è capire le anime. Perciò portavo avanti le cose e le ragazze. 

Dato che ho sempre amato l’Eucarestia e avrei voluto riceverla ogni giorno, approfittavo della spesa giornaliera per correre in chiesa nei giorni feriali, e preparazione e ringraziamento me li facevo per la strada perché mamma non si accorgesse dal ritardo che andavo in chiesa. 

Ma ripeto: prediche mai, di nessun genere. Scuole di religione mai, di nessun genere. Scuole di A. C., un corso, frequentato saltuariamente, di Scuola Dirigenti tenuto da P. Cresi nel 1931 presso le Mantellate di Viareggio. Ma parlava così difficile che io non capivo nulla e glielo dissi anche sinceramente, perché nessuna capiva e nessuna lo voleva confessare. Lo dissi io che sono stata sempre amica della sincerità. 

Libri di religione non ne ho, tolto i due Sillabari dell’Olgiati e il Catechismo. Quelli della Storia delle Chiese e delle Religioni mi sono stati rubati non so da chi. Ho «L’anima dell’Apostolato» di P. Chautard, che ci hanno fatto prendere le Dirigenti Diocesane e che non sono mai stata capace di leggere perché… mi ci addormento sopra. Libri religiosi: i Vangeli e l’Imitazione di Cristo. I primi letti da decine di anni, la seconda… tenuta per ricordo della mia Superiora. Commento ai Vangeli: le poche pagine di Giulio Salvadori e basta. Rivelazioni, nessuna. Meditazioni, nessuna. 

Prima che Gesù facesse di me il suo strumento mi facevo da me le mie meditazioni, così come il mio cuore me le suggeriva. Senza testi né canovacci, sui Vangeli o sulla vita di S. Teresina e Suor B. Consolata Ferrero, per lo più, o su qualcosa che mi aveva colpito, magari anche un fiore o una stella, o un fulmine, o una parola sentita… Sono visibili ancora le mie povere meditazioni d’allora!

Qualche vita di santo: Bernardetta, S. G. Bosco, S. Teresa del B. G., S. Francesco d’Assisi; qualche biografia di persone buone: la Mattei, l’Agostini, Moscati, S. S. Pio X, ecc. 

Da quando servo Gesù come strumento non leggo più niente. L’elenco dei libri che ho, o che ho avuti, lo ha Padre Migliorini dal 20 marzo 1946. 

Riepilogando: con una madre esigente e contraria alle pratiche religiose e con gli studi fatti, posso asserire che non ho avuto fonti umane per potere sapere ciò che scrivo, e ciò che anche scrivendo non comprendo molte volte.