I quaderni del 1944

196. 1 novembre


Stamattina alle 6 ho avuto una visione che, almeno per una parte, lascerà increduli taluni, ma che per me è stata conforto e anche pena.

Vedevo l’altissimo Paradiso con il suo popolo di Santi. Innumerabile, festante, beato nella contemplazione di Dio. Luci e luci di amorose fiamme erano gli spiriti candidissimi assorti nella visione di Dio. Tutti fissi coi volti e l’amore ad un sol punto: la Ss. Trinità.

Ma sul limitare, dirò così, del Cielo, proprio là dove aveva inizio il beato Regno, uno spirito appariva diverso nell’aspetto e nell’atto. L’aspetto: meno candidamente abbagliante, un poco più opaco, direi cenerognolo anche nella fisionomia che pure aveva già le caratteristiche degli spiriti beati: linee di luce in forma di volto e di membra. Anche la veste, benché bianca, non era ancora fulgida: luce fatta stoffa, come quella degli altri. Pareva fosse appena uscita da un luogo triste e fumoso che l’avesse appesantita nella veste e nel colore. L’atto anche era diverso da quello degli altri. Combattuto fra il volere adorare Dio e il volere guardare me con sguardo strano: pareva chiedere scusa, dire: “ora so”, dire: “ti voglio bene”, dire: “grazie”, dire: “ero cieca, ora vedo”. Non so, un aspetto serio, quasi mesto, e pur pacifico e sereno, un aspetto umile e pur solenne…

Era mia madre1. Inconfondibile tanto era precisa nella somiglianza e nell’espressione, che era quella dei rari momenti in cui faceva parlare il cuore e la ragione.

Ho tanto cercato papà mio. Ma non l’ho visto. Eppure io penso sia in Dio più di mamma… Quanto l’ho cercato fra i volti così netti e riconoscibili dei beati! La mia gioia sarebbe stata piena. Benché sia già gioia aver visto lei, la mamma, per la quale tanto ho pregato in vita e dopo la sua morte.

Penso – non so se sia vero il mio pensare – penso che ella è appena uscita dall’espiazione o che ne è proprio sulle soglie, al confine fra Purgatorio e Paradiso, e per questo sia meno fulgida e meno assorta in Dio degli altri, con ancora un bisogno di ricordare la Terra e un impulso, venuto dalla sua rinascita nella Perfezione: quello di dirmi ora quanto mai ha sentito bisogno di dirmi, neppure nell’ultimo giorno, e di riparare a tanto egoismo chiuso e superbo.

So che quelli che l’hanno conosciuta non crederanno a tanta rapida espiazione. Ma io penso che Gesù abbia voluto che io lo sapessi per esser meno desolata. Mi beo nel ricordo di quanto ho visto e ne benedico il Signore.

[Segue, in data 2 novembre, il capitolo 59 dell’opera L’EVANGELO]



1 mia madrepapà mio. Per essi rimandiamo ad una nota in calce allo scritto che è di seguito al “dettato” del 21 giugno.